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Una bomba da 80 megapixelIl nuovo dorso Leaf Aptus – II 12 con una risoluzione mai vista prima e in grado di realizzare maestosi file da quasi mezzo gigabyte.

Leaf Aptus-II 12
CCD Size mm 53.7 x 40.3
pixels 10,320 x 7,752
Resolution 80 MP
Capture Rate sec/fr 1.5
File Size MOS 165 MB
MOS Compressed 107 MB
TIFF 16-bit 480 MB
8 bit RGB 240 MB
8 bit CMYK 320 MB
ISO Sensitivity 50-800
Leaf SensorFlex Yes
Dynamic Range 12 f-stops




Disporre di una fotocamera con obiettivi intercambiabili è una caratteristica irrinunciabile per molti fotografi, ma ogni volta che si toglie l’obiettivo, il rischio che qualche granello di polvere vada a infilarsi nel corpo della reflex è in agguato. Il risultato sono delle piccole macchie dai contorni sfumati ben visibili nelle aree di colore uniforme, che spesso richiedono laboriosi interventi di ritocco. Per ovviare a problemi di questo tipo, i fabbricanti di reflex digitali si sono inventati diversi accorgimenti.

Per esempio, Olympus utilizza un generatore di ultrasuoni che fa vibrare una sottile pellicola posta di fronte al sensore, causando così il distaccamento della polvere che viene raccolta da una superficie adesiva. Anche alcuni modelli recenti della Canon sono equipaggiati con un sistema analogo. Una soluzione simile è adottata da Sony e Pentax, che però fanno vibrare tutto il sensore con una frequenza molto più bassa. I sensori della Sony sono poi rivestiti con una speciale pellicola che riduce l’accumulo di cariche elettrostatiche, principale causa del depositarsi della polvere sul sensore.

Tutti questi sistemi hanno il difetto di lasciare la polvere all’interno della fotocamera, sempre pronta a posarsi nuovamente sul sensore. Inoltre, sono inefficaci nel caso in cui la polvere aderisca al sensore, situazione che si può presentare nel caso di formazione di condensa all’interno dell’apparecchio, fenomeno abbastanza frequente quando si passa da un ambiente molto freddo a un locale riscaldato. L’eliminazione di questo tipo di polvere richiede una sorta di lavaggio del sensore con appositi liquidi detergenti. Per accedere al sensore, è necessario sollevare lo specchio, utilizzando l’apposita opzione solitamente presente nel menu delle impostazioni della fotocamera.

Attenti a soffiare
Quando ci si accorge della presenza di qualche granellino di polvere, la prima cosa che si è tentati di fare è cercare di soffiarla via. In nessun caso bisogna farlo con la bocca: l’umidità contenuta nel cavo orale rischia di peggiorare parecchio la situazione. Analogamente, le bombolette di aria compressa possono contenere piccole percentuali di impurità e sono preferibili gli speciali erogatori con cartucce contenenti anidride carbonica.

Un’alternativa economica, ma altrettanto valida, sono i soffietti per l’aria del tipo di quelli utilizzati per le ottiche. Una soffiata può essere sufficiente per risolvere il problema, almeno temporaneamente, poiché anche in questo caso la polvere rischia di restare all’interno dell’apparecchio. Se l’intervento non produce il risultato voluto, si deve ricorrere a un kit specifico per la pulizia dei sensori, come quelli della Visibile Dust, distribuiti in Italia da Bogen Imaging. Visibile Dust propone due serie di kit, Arctic Butterfly per la pulizia a secco e quelli composti da spatole e liquidi detergenti per la pulizia a umido.

I primi sono costituiti da un pennello con setole di uno speciale materiale e sfruttano proprio l’elettricità statica per attirare la polvere, che resta intrappolata tra le setole . L’impugnatura dell’Arctic Butterfly contiene al suo interno un piccolo motore che fa ruotare velocemente il pennello: l’urto delle setole con le molecole dell’aria provoca l’accumulo di una carica elettrica. Dopo aver fatto ruotare il pennello per una quindicina di secondi, si spegne il motore e si passa delicatamente il pennello sulla superficie del sensore. Se necessario, l’operazione può essere ripetuta. Per i granelli più refrattari, si può provare con lievi tocchi, evitando comunque di esercitare una pressione eccessiva.

Per controllare il successo dell’operazione ci si può servire di una lente a forte ingrandimento: Visibile Dust propone uno speciale lentino dotato di led che si dimostra molto valido . La prova del nove è il cosiddetto test a f/22: si imposta questo valore di diaframma e si fotografa una superficie bianca. La fotografia così ottenuta va osservata ingrandendo i pixel al rapporto 1:1. Se non c’è più traccia di polvere, il lavoro è terminato. In caso contrario, ci si rimbocca le maniche e si passa alle grandi pulizie. Un’avvertenza doverosa: la procedura non è particolarmente difficile, ma il rischio di provocare danni gravi è comunque presente.

Lavaggi delicati
I kit per la pulizia a umido della Visible Dust consistono in speciali spatole di plastica, rivestite da una guaina di materiale assorbente sul quale si deposita il detergente. Le spatole sono disponibili in diverse dimensioni e la loro larghezza corrisponde a quella dei sensori. Dopo aver inumidito la spatola con un paio di gocce di liquido detergente , la si passa da parte a parte sulla superficie del sensore, esercitando una leggera pressione. I detergenti consigliati da Visible Dust sono a base d’acqua ed è quindi necessario attendere qualche secondo per la completa asciugatura. L’operazione può essere ripetuta usando il lato opposto della spatola e con un movimento inverso sul sensore.

Visible Dust propone tre tipi di liquidi con diverso potere detergente e azione antistatica, ma sempre a base d’acqua. Con lo sporco più resistente, in particolare per rimuovere residui oleosi, si può ricorrere all’alcool metilico (metanolo) o isopropilico, che hanno il vantaggio di evaporare più rapidamente. I detergenti a base alcolica possono però danneggiare alcuni tipi di materie plastiche ed è quindi opportuno evitare il contatto con altri componenti delle fotocamere, in particolare il vetrino di messa a fuoco.

I prezzi del’offerta Visible Dust variano da circa 80 euro per i kit di lavaggio a circa 180 euro per quelli a secco.





Questa volta Kodak si propone come campione di integrazione. La società ha infatti realizzato il primo sensore al mondo da 1/4” con risoluzione da 5 Mpixel. Questo dispositivo, che è chiamato KAC-05020, è stato progettato per essere usato nelle fotocamere consumer, come ad esempio quelle incorporate nei telefoni cellulari. Il suo funzionamento si basa su pixel di dimensioni ottiche ridotte (1,4 micron) in grado di consentire un elevato livello di risoluzione paragonabile a quello solitamente ottenuto con i sensori CMOS utilizzati solitamente e dotati di pixel da 1,75 micron.

Kodak ha ottenuto questo risultato attraverso la riprogettazione delle parti fotosensibili e l’integrazione della tecnologia KODAK TRUESENSE. Rispetto agli altri sensori oggi disponibili, afferma la società, tale tecnologia produce un aumento da 2 a 4 volte della sensibilità alla luce (uno o due stop fotografici), consentendo un miglioramento delle prestazioni in condizioni di luce bassa e la riduzione dell’effetto “mosso” negli scatti in movimento.

Come conseguenza, KAC-05020 permette di ottenere immagini fino a 3200 ISO e un supporto per video HD 720p a 30 fps. Il sensore è inoltre supportato dalle soluzioni OMAP e OMAP-DM di Texas Instruments, che abilitano la stabilizzazione dell’immagine digitale, un sistema rapido di auto-focus, la riduzione dell’effetto occhi-rossi e il rilevamento volti automatico. In pratica, è possibile ottenere sulla fotocamera del telefonino risultati simili a quelli che si hanno con una vera fotocamera digitale.

“Per il consumatore moderno, l’alta risoluzione è una caratteristica richiesta ma non più sufficiente – ha affermato Fas Mosleh, direttore worldwide del CIS marketing and business development di Kodak Image Sensor Solutions -. Fotocamere sempre più piccole dei telefonini, ottime prestazioni in condizioni di luce ridotta e migliori prestazioni video sono le caratteristiche che vogliamo perfezionare nella prossima generazione di dispositivi per l’immagine digitale. Con questo nuovo sensore, che realizza le fotocamere può ora mettere tali caratteristiche direttamente a disposizione dei consumatori”.

Mosleh ha anche sottolineato come la continua crescita di megapixel nelle fotocamere degli attuali telefonini comporti un degrado delle prestazioni, perché si tende solo a incrementare la risoluzione senza far evolvere di pari passo la qualità del sensore. Perciò una foto scattata con un telefono di tre o quattro anni fa risulta avere minore “rumore” e minore “pixellizzazione” di una attuale. E Kodak con il suo nuovo KAC-05020 ha lavorato principalmente sulla qualità delle immagini prodotte.

Il nuovo sensore sarà disponibile per i primi test nel secondo quadrimestre 2008, mentre la produzione in volumi è prevista per la fine dell’anno.





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